N°119 I nuovi Re

Flair ha lasciato a Wrestlemania XXIV e, anche se non ne avrebbe assolutamente voglia, al momento (non si sa per quanto ancora, spero per sempre) ha scritto pensionato sulla sua carta d’identità. Big Show e Jericho hanno da poco preso dei consistenti periodi di ferie e lo stesso discorso vale per HHH, che in più le giustificazioni se le firma da solo. Edge si rompe spesso e fa metà anno da grandissimo (il più grande heel degli ultimi anni, ex aequo con Vickie Guerrero) e metà in infermeria. Hulk Hogan combatte quando ne ha bisogno ed ogni volta rischia di sverniciare un po’ il suo monumento (nel ring, infatti, certe volte se la cava, certe volte no). Soprattutto, Shawn Michaels ed Undertaker- ripeto: Shawn Michaels ed Undertaker- potrebbero essere vicini al loro passo d’addio, con la prospettiva di creare in WWE un buco grande quanto quello presente al centro della difesa della nazionale di calcio italiana. Perché HBK e Taker, più di tutti, sono oggi il punto di collegamento tra il wrestling di vent’anni fa, quello che ha cresciuto tanti fan, e quello odierno. Poi? Nuvole nere. Nel frattempo la WWE mette in onda un altro show (Superstars) e, visto che i giorni feriali sono 5 e gli spettacoli trasmessi, attualmente, 4, la nostra fantastica newsboard riportava qualche tempo fa l’esistenza del possibile inserimento di un nuovo spettacolo per coprire militarmente tutti i giorni della settimana. Perché poi la domenica c’è il ppv ed il sabato capita il Saturday Night Main Event. Capisco la megalomania di Vince, ma qualcuno gli ricordi che il settimo giorno anche Dio s’era fatto un riposino. Tanto più che coprire ore e ore di show coi Khalì e coi Knox diventa impegnativo: in special modo per chi guarda, sinceramente.

In realtà i paradossi sono molteplici. Innanzitutto è necessario pensare che la carriera di un wrestler è distruttiva. Lo scrissi tempo fa: un pugile che combatte molto (solitamente un jobber) svolge tanti incontri quanti quelli che un wrestler WWE sostiene in tre- quattro anni sotto le telecamere. Se contiamo anche gli house show, un wrestler medio combatte in 3 anni quanto uno stakanovista della boxe in una vita. Se prendiamo un pugile “normale”, poi vedremo che in carriera avrà fatto tanti incontri quanti quelli combattuti da MVP (per dirne uno) nel 2008. il wrestler della WWE vive in un frullatore che lo sposta quasi ogni sera in un nuovo luogo e lo fa stare nel ring per minuti e minuti. Quando, negli show settimanali, vorrei anche dei jobber poco impegnativi da utilizzare per dare respiro alle star, lo dico proprio per preservare le stelle da infortuni e da voglie di ritiro/ pausa. Un altro paradosso grandioso è che in WWE esiste un numero molto alto di minuti lottati durante gli spettacoli settimanali (beh, con 4 show ogni 7 giorni deve pur accadere) mentre in TNA se facciamo il tempo effettivo del wrestling lottato, viene fuori una quota infima. E la TNA, anche se ha un minutaggio settimanale molto minore, ha un roster unico da sfruttare e stelle che hanno pur bisogno di farsi vedere lottare qualcosa più di dieci minuti al mese. Paradossi, appunto, ma tant’è.

Il problema vero in WWE, correlando il prossimo ritiro di alcuni grossi calibri e l’aumento degli show settimanali, sarà trovare il modo che lo spettatore riesca a sorbirsi- senza avere visioni mistiche- ore di wrestling combattuto da wrestler con meno starpower (definizione di wrestler con meno starpower: si dice di quei ragazzi che combattono anche bene, ma non hanno un nome, non hanno ancora il giusto carisma/ palmares e quindi combattono incontri che, a parità di bellezza, destano meno attenzione nel pubblico rispetto a quelli dei veterani carismatici), e trovare wrestler che, fatti due- tre anni ad alti livelli, saranno decisi a restare quando altre strade si apriranno davanti (vedi The Rock: in un anno due film gli rendono economicamente ed in fama molto di più che cento incontri; chiamatelo pure traditore, ma voi che avreste fatto al posto suo?). difficile, vero? Il quadro è questo, e dentro questo quadro devono ballare i nuovi virgulti, quelli che non hanno debuttato tanto tempo fa ma che si porteranno sulle spalle il main event di domani. Con l’ulteriore avvertenza che sembra bastare poco per saltare- a ragione o meno- come tappi di champagne (chi ha detto Ken Kennedy?). In stretto ordine alfabetico ecco quale è il futuro che io vorrei per alcuni di loro (se ne lascio qualcuno, scrivete pure nel forum):

1.      Bourne. Ogni tanto qualche peso leggero non viene riconosciuto da McMahon e può fare quello che sa fare nel ring: dare spettacolo. Era toccato a Rey (favorito dalla maschera fonte di profitto), ora tocca ad Evan. Peraltro, il simpatico saltimbanco non ha alcun carisma se non il vezzo di sfoggiare quel segnetto di vittoria che fa prima di entrare nel ring. Tenero, tenerissimo: un po’ troppo per essere un wrestler. Per me è un mistero, ma in WWE sembrano determinati a puntare su di lui. Boh. Avrei preferito cento volte puntare su un Jimmy Wang Yang, per dirne uno.

2.      Carlito. Lo stacco dalla voce successiva nasce dal fatto che il caraibico balla in WWE da parecchio ed è al limite dell’inserimento in questa lista. Meteora a livello di main event, si sta pazientemente ricostruendo. Mi pare però troppo umorale, lascia la sensazione che tutto gli sia dovuto senza che lui dia qualcosa di cui non si possa fare a meno. Il suo futuro dipenderà dalla sua testa, quella cosa che tiene sotto i capelli cespugliosi.

3.      Figli d’arte. Ted DiBiase jr è davvero il futuro, anche se deve essere più espressivo. Codyno Rhodes è un prospetto di wrestler scheletrico: bocciato senza appello. Primo Colon cresce col fratello, ma al momento pare un cartone animato: deve maturare tanto e tanto. Tyson Kidd si presenta bene, sembra fluido nei movimenti: un po’ piccoletto, ma bravino. Smith: io lo adoro (non fosse che suo padre per me è stato uno dei più grandi nella storia del wrestling), ma è ancora poco espressivo e poco fluido: deve crescere. Giustamente, Sim Snuka è a casa. Pensierino della sera: dove sarebbero arrivati almeno la metà di questi se non fossero stati figli di cotanti padri?

4.      Knox. Avesse gli occhi della sua omonima Amanda, la mantide di Perugia, ce lo fileremmo tutti un po’ di più. Invece è un barbone un po’ primitivo che raccoglie scarsa considerazione nello spettatore medio ed in me. Quindi spiace indicarlo come un prossimo taglio, ma per me così sarebbe.

5.      Kingston. A me piace tantissimo, lo scrissi anche subito dopo il suo esordio in un editoriale che gli dedicai immediatamente. Porta qualcosa di diverso in WWE, qualcosa per cui è riconoscibile ed amato. Atletico, salta sì, ma con giudizio, quando è necessario e funzionale all’incontro. Un leapfrog come il suo era da molto che non si vedeva. Per me può essere tranquillamente un babyface (lo avevo paragonato subito, per movenze e presa sul pubblico, a Ricky Steamboat) da opporre ad un campione heel come un futuro HHH (tanto ci tocca). Per lui farei sogni grandiosi, per combattere la noia e la nevrosi.

6.      Miz. Il Miz è già una scommessa vinta. Vedere in lui un wrestler all’inizio, era dura, ma lui ha saputo studiare ed impegnarsi. Farà ridere, ma spesso la determinazione la vedi nell’iride del wrestler pochi secondi prima dei match. Mi convinsi quando vidi il suo sguardo prima del suo debutto in ppv. Ci tiene, è sveglio, c’è. È giunto in luogo altissimo, contro Cena in uno contro uno. Forse è anche troppo in alto, Raw al momento dipende molto da lui, non so se durerà. Per ora bravo, bravo, bravo.

7.      Morrison. Guardare il suo ultimo match contro Edge è stato veramente gratificante e nelle ultime settimane non è stata una perla isolata. L’ex Nitro è un wrestler spettacolare, agile, tecnico, discretamente potente. Se prendiamo come paragone il Micheals dei Rockers, quello Shawn non era all’altezza di Morrison. Puntare su Morrison è per me doveroso. I dubbi risiedono nel turn moscio a cui è stato sottoposto per passare nelle file dei buoni e ad un certo impaccio col microfono in mano che quello stesso turn senza forza non ha aiutato a celare. Tutto sommato, i difetti possono essere ben coperti e le potenzialità, quei difetti, li sovrastano anzichenò. Pronostico: Campione del Mondo.

8.      MVP. Diventato anche lui faticosamente face (ed anche per lui un turn discretamente anonimo), è bravino, fa il suo, mi è simpatico ma, ahimè, credo che gli mancherà qualcosa per un salto di qualità definitivo. Quantomeno, altri wrestler- in questa lista- sembrano essere più attrezzati di lui per giocarsi le cinture maggiori. Qualche main event, quello sì, potrà capitare. Ma, fosse per me, punterei di più su altri lottatori per il top. Solido ed affidabile, comunque. Intercontinentale.

9.      Swagger. Oh Jack. Fosse per me queste righe celebrerebbero il tuo nuovo titolo ECW, ma vattelapesca se in WWE saranno stati d’accordo con me nella domenica del ppv. Ti avrei fatto fare Wrestlemania, perché un palcoscenico come quello serve a far crescere un giovane più di mille house show e se punti su un giovane, certe esperienze è obbligatorio fargliele fare. Appena si può. Ogni tanto si cerca l’erede di Lesnar e Jack lo ricorda molto, anche nelle pecche (come la sua capacità microfonica piuttosto imbarazzante). Spero non lo “macchiettizzino” troppo: lui è un grande atleta puro e così deve essere trattato. Vederlo contro Angle sarebbe un sogno proibito. Campione.

10.  Ziggler. Khalì è passato dal prendere a manate Undertaker, battendolo pulito, a venir preso a sediate da questo limone con la giacchetta di pelle nera lucida. Non so da dove nasca la predilezione che sembra essergli rivolta. A me sembra un heel che riprende caratteristiche di altri heel senza portare nulla di nuovo. Una copia di mille riassunti, per citare Samuele Bersani. Ritrito, pussa via.

11.  Kennedy. Il suo nome qui compare come una bonus track, essendo egli a spasso. Le agenzie di scommesse fornirebbero quote altissime, per cui… 3 euro, perché no? Ce lo giochiamo che torna in WWE e diventa campione del mondo?

Sipario.


Federico "BisbyKing" Basigli