N°28 Dave Batista

Che Del Piero sia un grande giocatore è indubbio. Per anni è stato il genio incostante, reputato buono solo perché si riempiva di steroidi, inutile nelle grandi sfide. Poi un giorno ha deciso che era il suo momento. Lo ha deciso con una maglia azzurra addosso. Forse non ci ha neanche pensato. Per anni ha sopportato, ha cercato di fare il suo meglio, ma c’era qualcuno che era più di lui. Per cui se andate a vedere i suoi riconoscimenti personali non faticherete a leggere una brevissima lista di premi minori. Poi l’anno sciagurato dello scandalo. Moggi e roba simile. Lui in silenzio. Pompato, drogato e venduto. E la maglia azzurra. È l’estate 2006. Una sera in cui stai in panca. Una semifinale. I padroni di casa. Lui… drogato, venduto e mafioso. Questo era. Si alza. È il 104esimo. Entra in campo. E chi se lo ricorda, non può pensare a quei gol mangiati in finale con la Francia all’Europeo olandese. Ma qualcosa è diverso. Gol di Grosso. E gia qualcuno ricorda di Shnellinger, il milanista che ci cancellò il sogno messicano di una finale facile.

Contropiede. Lo inizia Cannavaro. Poi la palla con verticale geometria arriva a limite dell’area. Giardino avrà passato la palla sotto porta tre volte in tutta la carriera. Questa era una delle tre. Palla a Del Piero che arriva dietro. È defilato sulla sinistra e davanti a lui corre il pallone. Solo il portiere. Ma è troppo defilato ed il pallone ancora non lo ha toccato. Il portiere tedesco… una montagna umana esce e chiude lo specchio della porta. Del Piero troppo defilato ed una montagna umana da scavalcare. Eccolo lì lo spettro del 2002, quando si era letteralmente cagato tre gol in posizione nettamente migliore…. Non oggi. Alex è un uomo diverso. Non è più un bambino scagazzone. È un uomo all’ultimo giro di bus. È uno maturo. Uno che la prossima stagione se la fa in C. Uno che ha avuto un calcione sugli stinchi dal futuro. Ma ora c’è solo una palla. Un uomo ed una montagna. È defilato Alex. Non l’ha ancora toccato il pallone. Semifinale mondiale. 120esimo. Il pallone corre. Il piede a cucchiaio ne incornicia la rotondità. Ne disegna la rotondità, ne esalta la sferica perfezione. E quel cuoio si alza manco avesse il telecomando. Vola con un solo tocco dell’artista. In culo all’avvocato ed ai Pinturicchio. Fanculo al secondo violino. Qui c’è un uomo. Ed il pallone vola. Scavalca la montagna che non può fare altro che rimanere estasiato dalla bellezza. È un pallonetto che gira come un caleidoscopio. E si infila nel sette opposto. Lì sotto. Come in allenamento. Come quando non c’è nulla se non il divertimento. In culo a Moggi. Il calcio. Quello vero. Fatto da uomini. Fatto da Del Piero. A 30 e passi anni. E chi c’era quella volta ed ha visto la carriera del pargolo se lo ricorda il gol alla fiorentina, quello del tre a due, si rende conto che tutto cambia. Ed una generazione è diventata adulta. Non importano i 20 o i 30 o i 40 anni. Fankulo agli eroi di Spagna, a Bearzot e a quei quattro vecchioni che si riempiono la bocca di paroloni senza pensare a tutta la creatina che avevano in corpo in quel giugno. Finalmente una generazione è divenuta adulta. Quella dei bamboccioni. Gente che è costretta al giogo dei sessantottini, gente che è cresciuta sotto il giudizio di cariatidi di 60-70-80 anni che ne decidono l’avvenire. Gente che ha mangiato e che adesso indica chi è pronto al lavoro come la sciagura. L’esempio? Qualche tempo fa un gruppo di sessantottini va in una famosa università a raccontare il sessantotto. Soliti predicozzi. Filosofi, giornalisti, e altro… parlano del 68 e di come loro hanno lottato. Predicozzi. Poi intervistano un ragazzo, universitario. Ad oggi con una pezza al culo. Prossimo precario laureato. Senza futuro. Ma il tipo porta rispetto. È educato. Candidamente il ragazzo afferma: “ si sono mangiati tutto”….. “ il buffet…. Si sono mangiati tutto e non hanno lasciato nulla…”. Ecco il sessantotto. Quello con i soldi di papà….

Per cui non vi scandalizzate se Dave Batista è così incazzato. Non vi scandalizzate. Il simbolo del wrestling moderno. Batista è uno che sa lottare. Uno che tiene duro. Per anni lo ha fatto. Per lui nessuno spazio. Bel fisico, ma niente di più. È troppo vecchio. Non entra negli standard. Dave resiste. Non c’è…. Con quel fisico si fa male. È troppo legato. Nessuno spazio. Dave resiste. Per lui il wrestling è un ripiego. Non dà garanzie. È un bambinone. Si stancherà presto. Dave resiste.

Prima Animal, poi Ric Flair. Lo spingono nel Business. Dave lavora duro. Passa per il Leviatano. È grosso oltremodo, ma è una gazzella. Si tuffa dalla terza corda ed esegue perfettamente il moonsault. La cosa straordinaria è che rispetta l’avversario. Pur sprigionando un tipo di prese molto potenti è molto attento all’altro. Un bel po’ di rispetto se lo guadagna. E quando hai il rispetto…. Sei credibile. I colleghi vogliono lavorare con te. puoi essere un ponte di lancio anche quando vince e l’avversario è al tappeto. E questo è oro puro. Ha passato da un pezzo la trentina. Si è fatto tanta gavetta. Ha preso più no che si. Ma è prossimo all’Evolution. HHH ti può affossare. HHH ti può fare fuori. Devi stare alle regole. Nei promo lo devi lasciare andare. Sul ring lo devi assecondare. Lui ha le chiavi della passera della figlia del capo. Paul ti può fare fuori. Ma Dave è un uomo. Sa come si fanno le cose. Ha passato la trentina e ne ha ricevuti di calci. Tanti. Ma è il suo momento. Come per Del Piero. Lascia scorrere il pallone. HHH è una montagna. Pallonetto….. lo fa parlare. Dave risponde con il corpo. Ric fa il resto. Spesso passa il silenzio i deliri di potenza di HHH. Lo fa sfogare, lo fa pavoneggiare. Lui è il corpo. La potenza incarnata. Preparato a tutto. 30 anni suonati in ombra gli sono bastati. Sul ring domina. Prende il titolo. E poi è miracolo. Passato di roster a Smackdown regge lo show per più di due anni. Lo regge da solo. Gli basta entrare. Mitragliare chiunque. E vincere. O perdere bene. È un adulto. Un uomo. Regge il baraccone. Da solo. È lui che parla quando Eddie lascia. È lui il simbolo umano. L’ultimo prodotto dell’Attitude. L’ultimo cavaliere. Il Perceval che da nulla insieme a Gahlad porta il sacro calice a Camelot. L’ultimo di una schiera. In fondo. Anni di rabbia. Eccolo lì l’uomo, immerso nel fuochi, lavorare con il suo immenso corpo, reinventarsi carismatico anche accanto agli dei. Dave Batista è un eroe del business, quello che sembrava perso, ma che con la sola forza di volontà oggi sarebbe capace di oscurare chiunque sul ring. E che Vince sia testimone, che quando entra lui i numerini magici dello show si rialzano magicamente, oggi che la federazione è in crisi. Come per Alex in quel pallonetto. Gente che alla fine regge la baracca, anche se non sembra. Paolo Maldini. 25 anni di fascia sinistra da destro. Leggenda del calcio senza pallone d’oro. Quello che riluce in casa Sammer. John Stockton. Senza anello ed all’ombra di Magic. Jerry Rice. Mani d’oro anche senza Montana. Gilles Villeneuve. Indomito cuore del cavallino.

E va bene che Dave se la goda. Viva il momento. Si prenda gli onori. Perché nessuno dica che non vale il biglietto, perché nessuno dica che è solo muscoli, perché nessuno dica che è un bambino che si stufa facile e prima o poi mollerà. Dave è un uomo. E gli uomini fanno quello che va fatto. Il pallone corre. Sei defilato. Hai una montagna davanti. Tocco sotto. Palla in arco. Sette opposto. Gol.

Theme

That’s showtime


Fabrizio Mignacca