Nº45 Lasciare andare...

Ero un ragazzo sognatore. C'è poco da fare. 20 anni. Poi il tempo passa e ho stipato tutto in un perfetto raccoglitore blu. Fogli, racconti, idee, suggestioni. Un libro pieno. Cambio casa. Poco più di un lustro fa. Il libro pieno di idee va in cantina. Lo dimentico lì. Poi un fottutissimo topo decide che la mia cantina è abbastanza confortevole per ripararvisi. Maledetto fottutissimo topo di m... decide che il suo rifugio deve essere di carta. Ce n'è molta nella mia cantina. Libri per lo più. Una straordinaria libreria finita giù al primo vagito della mia pargola. Una collezione enorme di fumetti con più di 40.000 esemplari raccolti in 20 anni di vita. una gigantesca collezione di action figures che ho iniziato a 8 anni collezionando qualsiasi pupazzetto. Circa 1.000 pezzi. Insomma ce n'è di roba la sotto. Il bastardo roditore invece decide che la sua nicchia va fatta con la carta del mio libro pieno di racconti, idee e suggestioni. L'ha fatto fuori. L'ha fatto sparire... è rimasta solo la plastica. Il topo ha fatto veramente una brutta fine, ve lo garantisco... Veramente brutta perché non l'ho ucciso subito... no... Ma questa non è una storia di sadismo. No, perché ho sempre avuto idea che da qualche parte a casa dei miei genitori io avessi una copia di tutto. Una copia di tutto. Sicura lì. Un backup. Finché ho scoperto che non era così.
Ma il problema non sta in questo. Sta nel fatto che se un noto redattore di questo sito non mi avesse stimolato io avrei celato il lutto dei miei racconti nella mia solitudine. Ma questo puzzone non ha fatto altro che risvegliarmi i miei dolori tardo adolescenziali. Meglio non faccia nomi. Magari spargo qualche consonante a caso. Insomma questo redaZttore mi ha pungolato sul vivo. Ed allora mi sono mosso pesantemente, occupando casa dei miei genitori. Grazie all'aiuto di mia madre ho trovato un racconto. L'ultimo superstite.

Oltre a questo, in un anfratto recondito, ti ho scovato un vecchio annuario impolverato. WCW. In italiano. Sting in copertina. Oro puro. Era nascosto sotto un mucchio di riviste e di vecchie cards WWF dello stesso periodo. Me lo sono sfogliato. Me lo sono rigoduto, me lo sono rivisto 18 anni dopo. Ed è stato l'unico barlume di fervore per il wrestling. Perché a dire la verità questo periodo ha veramente poco carisma. Veramente poco. Immagino che sia una chiusura del ciclo, immagino che sia difficile rinnovarsi quando le si è già provate tutte, immagino che le scelte che portano una azienda a rinnovarsi siano estremamente diverse da quelle di una lega sportiva. Intendo dire che il problema sta proprio nell'azienda WWE che non è una lega. Ma più in generale anche nella TNA che è sempre un'azienda.
Innanzitutto la pretesa che un vecchio rincoglionito biondo si compri un mucchio di azioni ed imponga delle mummie piuttosto che insistere sullo svecchiamento è agghiacciante. Nelle vere leghe sportive, MLB, NBA, NHL, NFL, il draft non fa passare gente da una parte all'altra ma inserisce i talenti del college. Per cui se siete stanchi di sfide tra Garnett e Bryant eccovi Lebron e Chris Paul, fino a Jennings. Questo è rinnovarsi. Anche a costo di passare un paio di anni ad aspettare gente di spessore. NXT è solo un vago tentativo. Ma oggi rivolgo l'attenzione ad altro. A tutti quei ragazzi che vorrebbero essere l'alternativa. Cosa gli manca? Un ciclo NXT per Charisma, partendo da quel annuario del 1992, quando un mucchio di trentenni si era imposto. Ma non oggi. Ma il problema è un altro.

Il problema è che per tutte le cose che esistono a questo mondo esiste una fine ed è giusto che sia così. Finiscono gli imperi millenari ed i Reich che aspiravano ad esserlo, cadono le suggestioni che portano le emozioni e perdono importanza i valori, cambiano, si alterano. In un unico sforzo assistiamo ad uno spettacolo a ribasso un tiro a segno senza bersaglio, nel tentativo di mantenere una posizione che non ha più senso di essere. Per cui mi trovo più emozionato a seguire una hall of fame ed a sperare che prima o poi qualche gigante calchi di nuovo lo stage. Perché a volte gli imperi finiscono ed i movimenti scompaiono, le generazioni cambiano e le mode si seguono. E la fine è ora. Dietro ad un carisma scoperto abbandonato, vecchi guerrieri di azzuffano in un ritorno eterno che trascende il ridicolo cercando di far dimenticare che è tutto finito, giovani prostitute ipervitaminizzate si fanno raccomandare per un promo o una cintura dando via quel briciolo di autenticità gli rimane, giovani agnelli sacrificati alla sapienza di un mentore padrone che vede nel controllo l’unica via di rendersi nuovo. Degradati e venduti al compromesso, figli di un gioco più grande di loro in attesa di una consacrazione che non avverrà mai. È questo il movimento di wrestling che cerchiamo di sopportare ogni settimana in due appuntamenti che oggi sono la misera ombra di un ricordo passato.
Impact. La nuova frontiera del wrestling, uno spettacolo mozzafiato reso unico da chi è stato rifiutato dal grande giro e si spacca la schiena per dare un nuovo spettacolo, puro intrattenimento a sei lati. Oggi ridotto ad un mucchio di sterco fimente da vuoti sessantenni falliti che con i loro soldi inquinano l'isola felice di un mondo nuovo, trasformando e sacrificando il duro lavoro di tutti i protagonisti passati al dio della corruzione e del compromesso. Gente vecchia e marcia che chiede rispetto a chi invece dovrebbe inchinarsi. E quel 1,4 di ratings che qualche anno fa la TNA incassò vale tutti gli spettatori che Raw può mettere insieme in un decennio perché chi sceglieva Impact lo faceva con quel coraggio di chi seguiva lo show WWE 15 anni fa. Oggi Impact è finito.
Raw. L'ombra di uno spettacolo. Vergognosa accozzaglia di raccomandati mafiosi che gestiscono il ricambio generazionale decidendo la vita e la morte di giovani ragazzi di talento. Chi, tramite carisma personale, aveva un minimo di visibilità viene sacrificato ed immolato ad una immorale regola dello sverginamento. Persi e confusi in pseudo-gimmick gli eroi del domani, quando ci riescono, cercano di costruirsi una nicchia fragile. Jack Swagger trattato come una pezza da piedi, Ziggler distrutto da un no di un metro e 58. E non voglio parlare degli altri. Resiste Punk, in uno spazio personale conquistato a suo di ovazioni. Naturale e personale nessuno si fida ad andare contro di lui. Lo sa anche il becchino che non aveva mai sentito tifare un rookie così tanto anche contro di lui.

Ma poi non c'è voglia di far nulla. Di sperimentale c'è solo una verità. È finita. È finita. Si va a casa. È morto il wrestling. Sono vecchi e stanchi i suoi eroi. Pieni di polvere come quell'almanacco del 1992. Fermi lì, in una foto. Giovani per sempre oggi che di giovani avrebbero bisogno. E tutto quello che avrebbero bisogno di fare è... lasciare andare.

That's showtime!


Fabrizio Mignacca