N°20 La Grande Passione

Ultimo giro di Valzer. Ultima possibilità di dire, fare, baciare, lettera e testamento. Un testamento. Oggi si fa testamento. Insieme al testamento si leggono gli elogi, quelli funebri. Le ricche elegie in memoria del caro estinto. Eppure stavolta, ne il Flair, ne L’aspirata tripla saranno celebrati perché non è  un eroe che celebro. Non è un eroe, ma nel suo mondo lo è. È il protagonista di tutte le storie, è il protagonista di ogni storia. Un eroe che si nasconde nei pomeriggi di un inverno del decennio di cartone, gli anni ’80. E’ lì, inconsapevole viaggiatore insieme alle alfette della polizia e alle tute grigie dei Caramba. È lì con le brigate rosse e con Sandy Marton, bambino inconsapevole di un mondo scomparso, di un mondo fatto con il sintetizzatore ed il Commodore 64. E’ il mondo della post tecnologia, lontana parente, anzi, antenata della grande esplosione multiglobale del mondo moderno. E’ il posto pioniere del catotico. Quello che Eco chiamò l’integrato. Ha 6, 8, 10 anni. È la storia di un mondo che non esiste più, sparito nelle sparatorie di Merli o in un film del Mondezza, in una apologetica disquisizione patologica del Vitali o tra le grinfie brutali di un eroe americano chiamato Stallone. È il mondo in cui un bambino trascende i mitici robottoni nipponici e si dedica a tutt’altro. Alla triste storia di un orfano che per vivere indossa una maschera da tigre. La storia dell’eroe è quella. È il trionfo della fantasia violenta che trascende nel sangue e di ripete in una società triste ed affamata di realismo. Capita che alzandosi dalla poltrona quel bimbo possa agire sul canale della televisione che lo mette in contatto col fantastico, e a tarda ora riuscire a scovare il “catch”, pittoresca espressione tutta italiota per indicare quel particolare sport entertainment made in Japan. È il post pioniere del catodico e zappa con il dito una tastiera ben visibile su un TV.

Sono gli anni ’80 e il Giappone è lontano, ma l’uomo tigre è lì in carne ed ossa. Il più delle volte lo vedi perdere con un ragazzino con la dinamite addosso. Quello che chiamano Dinamite Kid. L’uomo tigre, tiger man, che non vince ? ma questa non è la realtà… o forse si. Lunghi incontri fatti di prese al tappeto come solo l’arte del divenire Zen può descrivere, bronzi di carne che si intrecciano per poi scatenare con una velocità improvvisa salti dalle corde impensabili, filosofi del giardino del Wan, l’armonia. È amore, è passione. Le TV locali la fanno da padrone, ma poi capita di vedere qualche volta anche qualcosa di simile ma estremamente diverso. Alla ricerca di uno spazio nell’etere si sparano in cielo programmi che vanno e trascendono i Gipponi, fino ad arrivare all’altro mondo. Quello dei Cowboy pre - Soldato Blu. Ci sono più luci e più musica. Pare uno spettacolo. Così il tenero bimbo riesce magari ad assistere a quell’incontro in cui naque la Mania, con il Bollea che sbatte sul gigante, sull’Ottava Meraviglia, e subisce, si sopisce in clinch, e poi stupisce, si gasa e alza la montagna. Novello profeta. L’Hulk biondo alza la montagna. La sbatte al suolo. E chissà quanti bimbi, oltre a quello di prima, hanno alzato la montagna con lui. Chissà quanti hanno creduto che era come un cartone animato, e che in realtà, valesse ancora la pena credere che il buono vince sempre. Perché vale la pena non crescere allora. E sotto… le note dell’italiano chewingum di Dan Peterson, colui che venne dal NCAA e riscrisse la storia e le regole del basket bianco rosso e verde e definitivamente consacrato alla storia come l’inconsapevole ambasciatore della Passione per il ring Stars & Stripes. E diamine se il francese di Grenoble non lo abbiamo alzato anche noi. Lo abbiamo sollevato e lo abbiamo scagliato al suolo, lo abbiamo tenuto su con il fiato in gola e l’abbiamo scaraventato con la forza di Eolo gridando “SI!”, poi sudati ci siamo lanciati contro le corde, sfiniti in un ultimo impeto e leg drop e 1…. 2….. 3…. musica!

È la Passione, è l’amore per un genere, per un movimento. È la Passione per il gesto che rimane e stupisce, la perfetta compenetrazione tra due atleti che recitano la realtà. Ma i bimbi crescono. E l’infanzia è un soffio. Quando inizi a respirare subito ne sei fuori. E via He-Man, Transformers e Gigi la trottola, dentro Barbi…. Quelle vere, quelle di carta.. poi magari altro. Ma  la Passione  come l’energia  non si distrugge. Anche se cresciuti e rinnovati, con una maschera di punti neri e vulcanetti in faccia ti porta a trovarla su Koper, Telecapodistria. Madre di Telepiù e nonna di Sky. In un crescendo televisivo. Ultimade Warrior sconfigge Hulk. Macho Man diventa King of the Ring. La prima Royal Rumbe con 30 lottatori sul ring. Tito Santana e Junkyard Dog, Killer Beez e Demolition. Eroe adolescente post pioniere del catodico sente il carisma del guerriero, dell’ultimo guerriero, odia gli Hart e ama i British, ripensa al terremoto che colpì Jake, quello di Stone Mountain Georgia. L—O—D. L—O—D. L—O—D.  Ma si sa che si cresce e quando te ne accorgi ti rendi conto che anche gli heel hanno un cuore. Andre e Haku hanno il titolo, ma Axe e Smash lo rivogliono. Escono e senti la Theme e li vedi a tremila… sono diversi, stragasati e qualcosa è cambiato. Ma non sono heel ? E’ il nuovo modo di sentire, sono gli anni ’90. Il cattivo non è cattivo se poi fa il buono. Ma stai attento. Perché è pericoloso. Ed è finalmente Ric Flair. Lo puoi amare o no, ma non puoi fare altro che imparare ad amarlo. È heel, il peggiore, è face, il migliore, è un uomo, ma vince, è personaggio, e non perde mai. Niente è come Ric. Forse solo la Passione. E poi… mai fidarsi di HBK. È la Passione totale. Ogni incontro è una scoperta. Bret, Yoko e The Rock fino a Stone Cold. Il cattivo più tifato che spacca in due il nuovo continente. È la guerra del lunedì e la guerra tra Canada e USA. Ma Bret non puoi non amarlo e Steve non è da meno. È la Passione. La Passione che si rimpolpa del sangue del Foley e delle imprese del becchino. E poi… terzo millennio. Ormai non sei più bambino, e la barba te la fai tutti i giorni. Ma dell’infante hai il cuore. Un cuore indomito che spera che il buono vincerà. Come quello di 20 anni prima. Ed è un lampo. Un lampo in chiaro. Il grande entusiasmo. Brock, Eddie e Chris con Rey, Kurt e Edge…. HHH. Agli occhi del bambino di 20 anni fa si affiancano gli occhi di altri bambini. Quelli veri. Quelli nuovi. I nuovi fanciulli che portano quell’entusiasmo che pervadeva i dinosauri del catodico non meno di 20 anni fa. Insieme  a loro inconsapevoli modaioli, per loro natura fugaci, si allarga la Passione, manco fosse una malattia di chi il Wrestling lo scopre a 12, 15, 18 anni. Una scelta di chi il mondo non lo vede soltanto come un concentrato di zone grigie. Poi via. Qualcuno va e qualcuno resta. Resta un pubblico che racchiude una comunità multiforme dai 10 ai 35 anni tutti accomunati da qualcosa. Una democrazia in cui un popolo si riconosce sotto una unica bandiera. E i tempi sono diversi. Se prima i reduci del catodico erano isolati, oggi si rimane in contatto nonostante i censori. Oggi alcuni si fanno portavoce e danno vita a un fenomeno unico nello sport. Oggi nel terzo millennio sappiamo che nonostante ci possano criptare i segnali e censurare gli eventi manterremo salda la Passione. Siamo sulla scacchiera: pedoni, cavalieri, alfieri e torri. Ognuno si scelga un pezzo. Nessun re, nessuna regina. La passione non vuole Conquistatori o Eroi, solo gente che crede che il mondo non sia solo una zona grigia.

Oggi parlo di Passione e quindi di FullWrestling. Oggi parlo di Dario e del coraggio che ci vuole. Oggi parlo di quelli dello staff, oggi parlo di chi legge e scrive e si connette e scambia idee. Parlo di quelli del wrestling. Quelli seduti sugli spalti e quelli a casa. Eroi umani di una Passione fatta di bianco e nero. Capaci di credere che il buono non deve necessariamente vincere, ma che qualcuno buono e qualcuno cattivo ci deve essere. Il mondo non è solo una zona grigia. E quando si da per scontato che la Passione non finirà mai allora anche provare a concludere è importante. E Full Metal Joke finisce qui. A quota 20. perché nessuna storia finisce, ma si trasforma. Almeno quelle che funzionano.

E quindi Grazie a Dario, grazie a tutti quelli del sito che sono collegati 24/7, grazie a quelli che hanno scorso questa rubrica e a chi non l’ha mai fatto. Grazie a che ha la Passione….. e grazie a chi  oggi ha 10 anni, chi ne a 15 e a chi ne a 18  o su di lì e grazie a chi 20-25 anni fa ne aveva 8 ed oggi ne ha 6…… MUSICA….

Elvis has left the building.


Fabrizio "Dimito Cerre" Mignacca