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N°22 Un calcio all'Entertainment
C’è tanto, a
mio modo di vedere, nella vittoria di Batista su John Cena nel loro primo
confronto ufficiale di recente fattura...
Un tanto che travalica i confini del trionfo fine a se stesso, del gettone da
PPV, della grande vetrina seconda solo ad un Hell in a Cell mica da ridere…
Quel modo di vincere al termine di un incontro bellissimo, sofferto, combattuto,
sudato, vissuto; un modo così rabbioso, animalesco, nonché netto e senza macchia
alcuna che ha elevato Batista nuovamente ai livelli stratosferici del 2005, il
primo e celeberrimo anno che l’ha visto splendido ed inarrivabile protagonista.
Ma soprattutto quel calcio, quel calcio...
Dato tra capo
e collo, grezzo, uomo, senza alcuna finalità stilistica né eleganza, il calcio
di uno che non ci sta a non vincere, il calcio di uno che se fotte
dell’Intrattenimento a tutti costi, che se ne fotte di accaparrarsi le simpatie
del volubile pubblico a tutti i costi, e se ne fotte di tutti coloro che in
momenti simili si sono fatti vincere dalla frustrazione, dallo sconforto, ed
hanno tentato maniere ben diverse per poter prevalere sul rivale, maniere
tuttavia apparse anche al meno smaliziato dei fan come sciocche, illogiche,
controproducenti…
“Tu ti rifiuti di star giù dopo una Batista Bomb data per l’occasione al volo?
Come osi, io ti annichilisco, ti stacco la testa con una zoccolata degna di un
Mustang purosangue, ti faccio assaggiare ancora una volta il mio potenziale
esplosivo, la deflagrazione che ne consegue, il gusto amaro del dolore e della
sconfitta; di nuovo nello stesso modo, non tentando “pappagallate” per gasare
gli spalti, non dandomi pugni sulla zucca pelata, non scalando le cime cordate.
No, lo faccio secondo logica, come farebbe qualsiasi vero lottatore al momento
predominante, come farebbe un combattente…
Avrà pensato questo Batista, mi piace vederla così, non per forza noi
appassionati (o forse malati di wrestling) dobbiamo vedere copioni, prove
generali, libri e librai ovunque… Conta anche l’istinto del vero lottatore, del
killer, dell’animale quale è Batista, e me ne fotto altamente se adesso come
campione abbiamo un indegno “educando” che sembra un frate uscito da un convento
benedettino ma in chiara crisi d’identità estetica… Un Batista così non teme
rivale alcuno, può tenere testa a chiunque, può battere tutti.
E se penso al sorriso stampato sul mio volto, quando circa due anni fa il Wwe
Magazine pubblicò un confronto virtuale tra Batista e Lesnar facendo vincere
nettamente il primo, sorriso mio e di molti ancora troppo collegato agli occhi
che freschi erano delle gesta del cyborg di Minneapolis, forse quel sorriso oggi
scompare, e lascia il posto ad una consapevole certezza. Forse non era poi tutta
questa bestemmia, questo anatema visto dai più come una vendetta della Wwe che
orgogliosamente lodava il frutto all’interno della propria cassetta di legno a
discapito di quello ormai spedito lontano, oltre i confini del dorato orticello…
Forse non era così, non del tutto almeno.
Quindi adesso, da quella vittoria schiacciante, da quel Batista, ma soprattutto
da quel calcio, mi aspetto tanto e tanto voglio, e pure in tempi brevi… Perché
dentro di me, quel calcio, apparentemente così banale o insignificante per i
più, dentro di me, rappresenta il meglio del 2008 fin’ora visto in un Ppv della
Wwe.
Per oggi è tutto, alla prossima!