N°6 Wrestling Commerciale o Wrestling Indipendente?

Venerabili amici di Full Wrestling, benvenuti ad una nuova puntata di One, Two, Three, l'editoriale che sviscera elementi del nostro mondo sportivo preferito. Innanzitutto chiedo scusa per la mancata uscita del numero scorso, ma problemi informatici mi stanno letteralmente boicottando, non solo, purtroppo, il comunque importante appuntamento con la rubrica. Ma bando alle ciance, che non interessano, passiamo all'argomento di oggi.

Mi sento aulico, filosofico, e quindi mi cimento in una discussione che è un po' un elemento di flames nelle varie discussioni aperte dai fan di tutto il mondo, ovvero il rapporto che si instaura tra i vari “competitors industries” di wrestling. Ovvero le differenze di prodotto e di concezione del Wrestling da parte di chi lo produce. Stiamo parlando della secolare questione Wrestling indipendente, Wrestling commerciale. Può sembrare strano che una rubrica che si occupa di On Screen parli di un qualcosa cosi fuori dall'azione sul quadrato. Invece non è così in quanto ciò che avviene sul quadrato è influenzato molto dalla “ragione sociale” di chi organizza un incontro. Fa parte dell'ambiente di lavoro dei wrestlers e di conseguenza si riflette su ciò che noi vediamo trasmesso o fruito nell'arena. Iniziamo a discriminare i due ambiti generali.

Le federazioni che si definiscono indipendenti, lo sono dalla televisione e dai mezzi di comunicazione di massa. Non hanno un grande portafoglio, nascono auto-finanziandosi e non per tentare di imporsi sul mercato, hanno principalmente una ragione locale, non hanno un proprio roster, ovvero una propria rosa esclusiva di atleti. Cercano di guadagnare per vendere, oserei dire, ovvero non è un attività di lucro su larga scala, ma fanno con passione un qualcosa in cui credono, e se ci scappa un buon incasso tanto meglio così possono migliorare il prodotto con quei maggiori introiti. Effettuano per questo match spettacolari, che accontentino il pubblico pagante, che è di conseguenza di nicchia, di qualità, a cui poco interessa la commerciabilità, mentre si interessa dell'estetica assoluta, della prestazione; mettono al centro l'atleta e non la sopravvivenza stessa della disciplina. É il lato romantico del Wrestling, il lato “individualista” del fare Wrestling. È l'Abc: tutti nascono indipendenti, tutti coloro che hanno il sogno di sfondare, provengono da questa vera e propria palestra di talenti.

Le federazioni commerciali invece vengono chiamate, o si chiamano, Major. Hanno un grande investimento di capitali, legano una parte dei loro introiti alla diffusione di massa del loro prodotto tramite azione di marketing, pubblicità, trasmissioni televisive, cercando di globalizzarsi e conquistare quante più quote di mercato; perciò escono dai loro confini locali, cercando di rastrellare quanti più talenti possibili, e cercando di trattenerli con contratti esclusivi e vantaggiosi economicamente; applicano economie di scala, cercando di vendere quanto più possibile per guadagnare sempre più. Questo non significa che fanno il loro lavoro senza passione, ma il fine principale non è migliorare il prodotto, una volta che si è raggiunto un certo grado di successo, ma appunto ricavare maggiori introiti possibili. Effettuano quindi più ricerche di mercato che bump spettacolari, sfidano il pubblico imponendo il beniamino, per le proprie strategie più che per “i capricci” dei gusti del pubblico che non è di nicchia ma indistinto, di qualunque provenienza sociale ed ideologica, che si lascia attrarre dalla commerciabilità di tutto ciò che è intorno al mondo del wrestling, non solo dalla prestazione sul ring, che comunque non va sottovalutata. Mettono al centro della loro missione aziendale la crescita economica dal quale dipende la sopravvivenza della disciplina. É il lato economico del Wrestling, il lato globalizzato, il punto di arrivo per gli atleti che vedono gratificati economicamente i loro sforzi per farsi notare. Avere una vetrina internazionale per farsi apprezzare e far vedere cosa si sa fare è ovviamente il sogno di chiunque.

Sono diversi anche gli stili, non solo gli obiettivi. Le indy per farsi apprezzare fanno fruire un prodotto più “spettacolare” da un punto di vista atletico: più bump, più spot mozzafiato, più azione tecnica, più tecnica di High Flyer. Il wrestling commerciale punta più sul fenomeno, sul Big Man, sulla stazza, sullo spettacolo Extra ring, sui segmenti parlati, sul recitato, sulla psicologia, sul raccontare una storia. Non che le indy non lo facciano, ma non è la componente principale, così come non che le Majors non facciano effettuare manovre pericolose e spettacolari o non hanno atleti tecnici, solo che non è la loro caratteristica principale.

Due mondi totalmente diversi, due mondi che però non possono prescindere l'uno dall'altro. Eh sì... perchè come tutte le cose, anche il Wrestling deve sapersi vendere per avere “adepti” e consumatori e questo avviene solo con un prodotto commerciale, in quanto ha più mezzi per diffondersi. Allo stesso tempo c'è bisogno delle federazioni indipendenti perchè i talenti si notano in quella palestra, con quella gavetta, con quelle capacità accresciute nel tempo. Due mondi che non si sopportano, a volte cordialmente, altre volte no. E questo si riflette sull'atteggiamento degli appassionati che sempre più, e questo bisogna dirlo, per colpa della commercializzazione, si fidelizzano ad una federazione, piuttosto che un'altra, vedendola e considerandola come una squadra di calcio, piuttosto che non come un vero e proprio campionato. Nasce così l'astio verso le federazioni che si accaparrano tutto, o lo snobbismo verso un prodotto di nicchia che in realtà esprime solo comicità in movimento e non vero atletismo, il considerare traditori quegli atleti che si spostano in altre fed, o venduti coloro che entrano in una grande federazione lottando esclusivamente per quella. Molti tifosi diventano quindi fanatici, ora per l'una ora per l'altra. Non è cosi difficile capire che l'autore di questa rubrica non condivide questa impostazione e questa suddivisione classista. Se un tifoso si identifica con una fed piuttosto che un'altra, non ha motivo di denigrare le altre, tanto “la sua fed” esprime il prodotto che lo soddisfa. Se un tifoso si identifica non con una fed, ma con un atleta, beh... l'atleta è sempre lo stesso, qualunque sia il luogo di lavoro ed il ruolo che andrà ad interpretare. Si potrà obiettare che cambiando di fed, o cambiando ragione sociale, un'atleta peggiora, fa un passo indietro sotto alcuni punti di vista. L'autore di questa rubrica, molto sommessamente, ritiene che l'atleta, anche se in modo diverso, sarà sempre in grado di raccontare una storia, anche se diverso sarà il canovaccio. Certo, quello che cambia è il modo di raccontare un qualcosa sul ring, ma questo non sicuramente un passo indietro per un atleta che si cimenta in qualcosa di nuovo e di diverso. Questo si chiama crescita lavorativa e non solo: permette all'atleta di mettersi in gioco, migliorandosi, e facendolo migliorerà anche il suo luogo di lavoro, anche se questo lo tiene in esclusiva ed anche se magari lo limiterà su talune mosse spettacolari perchè si teme per la sua incolumità e di conseguenza, in caso di infortuni, si teme non essere in grado di partecipare agli show, portando anche un danno economico a chi lo paga (cosa che per una indy non è importante, in quanto non avendo un proprio roster, se un'atleta è infortunato, ne chiama semplicemente un altro).

Quindi se il modo di intendere il Wrestling è diverso, diverso è l'approccio critico che si deve effettuare nell'analizzare il fenomeno di questa lotta tra due modi d'intendere il wrestling.

É importante discernere per un'analisi quanto più asettica del fenomeno, la differenza tra l'ambito in cui un atleta opera e le sue effettive potenzialità, che possono andare bene o meno per gli standard dell'atleta stesso. Un'atleta sfrutta i propri talenti, il proprio pallino tecnico o la propria poliedricità all'inizio della sua carriera. Coloro che gli proporranno un tryout, o un contratto di sviluppo o un contratto in esclusiva lo assumono perchè fanno valutazioni positive sul suo operato. Starà all'atleta dimostrare di "meritare" l'attenzione facendosi notare, mettendo sempre le sue qualità al servizio di quello che la fed (indy o major che sia) gli chiede. È ovvio poi che qualora un'atleta, per qual si voglia motivo, non risulti idoneo o non riesca ad esprimersi al meglio delle sue possibilità perchè la fed non lo mette in condizioni di farlo, si arriva al momento in cui le strade si dividono. E non si tratterà di tempo perso, di occasione sprecata o di essersi rovinato, ma semplicemente di un'opportunità non sfruttata a dovere, che è servita comunque per la crescita professionale dell'atleta. Cambiate il soggetto ed applicate la stessa considerazione alle federazioni. Se le due fed si “parlassero” e comprendessero le loro rispettive ragioni sociali, collaborando assiduamente, sarebbe molto meglio. Ovvero le indy ed i loro tifosi non devono vivere il passaggio degli atleti alla fed commerciale  come un tradimento o come un'ingerenza dei cattivoni, o che la major non sarà MAI in grado di sfruttare la grande potenzialità di un atleta che svolge un percorso indipendente, così come le majors ed i loro tifosi non devono considerare le indies come un mondo di nicchia di spottoni senza senso che devono ancora dimostrare cosa significa la vera pressione ed il “vero” lavoro sul ring, quello a tutto tondo, quello che coinvolge più aspetti, non solo quello semplicistico di fare due mosse e via sul quadrato. Entrambe fanno Wrestling ed entrambe lo fanno per la stessa ragione, la passione per una cosa che piace. Altrimenti non staremmo qui a parlarne, non vi pare?

E per oggi è tutto, appuntamento alla prossima, problemi informatici permettendo, sperando che l'arbitro conti e mandi a casa le polemiche tra due modi diversi di vivere il Wrestling, ma che sempre Wrestling è.


Davide "THEREALUNDERTAKER" Cestrone