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La Storia del Puroresu
Che succede nel momento in cui un giapponese tenta di pronunciare la parola “professional wrestling”? Uno scioglilingua direte voi, e invece no. Sentite qui. La pronuncia giapponese di questa parola è "purofessonaru resuringu", dalla quale è poi derivata l’abbreviazione che tutti gli esperti di questo sport conoscono: “Puroresu”. Dopo una breve analisi “fonetica”, necessaria per capire le vere origini di questo strano nome, almeno per noi occidentali, è giunto il momento di entrare nel vivo di questa disciplina, per scoprire gli elementi cardine che la caratterizzano.
Il tutto ha inizio grazie al prezioso lavoro di Mitsuhiro Momota (vero nome Kim Sin – Nak), conosciuto ai più come Rikidozan, vero e proprio eroe nazionale del dopoguerra giapponese. E’ proprio lui a fondare la prima federazione nipponica di lotta, la JWA, della quale faranno poi parte vere e proprie pietre miliari di questo sport, ovvero atleti del calibro di Antonio Inoki e di Giant Baba. Fin dagli esordi, il “Puroresu” non è visto da Rikidozan come un qualcosa di atto all’intrattenimento del pubblico, bensì come una disciplina in simbiosi con le arti marziali; un vero e proprio stile di vita a cui dedicare ore e ore della propria esistenza. L’artefice di tutto ciò scompare però tragicamente alla giovane età di 39 anni, per cause ancora oggi misteriose. E’ così che il compito di diffondere e sviluppare ulteriormente questa disciplina passa nelle mani di Antonio Inoki e di Giant Baba. Il Puroresu e il Pro Wrestling, pur essendo fondamentalmente la stessa disciplina, presentano numerose differenze.
Innanzitutto, il primo è caratterizzato da incontri molto più simili a combattimenti reali e, quindi, molto più “stiff” -ovvero colpi più violenti e duri- rispetto a gran parte di quelli americani. La verosimiglianza dei match è un aspetto fondamentale del Puroresu, mentre negli Usa ci si preoccupa anche di altri aspetti. In secondo luogo, nel Puroresu non si tende ad evidenziare i personaggi e le loro attitudini, bensì la bravura e l’abilità sul ring, differentemente da quanto accade in America, dove spesso è più importante che il wrestler possegga carisma e una buona arte oratoria, ancor prima del saper lottare. Ma le differenze non si fermano di certo qui, in quanto vanno a intaccare anche il modo in cui il wrestling è visto dalla società e il modo in cui è rapportato ad essa. In Giappone i beniamini del Puroresu sono visti come “eroi nazionali”, quindi come persone meritevoli di grande rispetto e onore; la lotta assume un aspetto quasi “sacro”. Più profano, invece, è considerato il wrestling negli States, dove il lottatore viene visto più come un intrattenitore o come un V.I.P. di Hollywood. Un altro aspetto particolarmente interessante del wrestling giapponese è il fatto che i retroscena dei vari match sono organizzati come se ci si trovasse di fronte ad un evento shoot (non predeterminato). A ciò ne consegue un trattamento “privilegiato” anche da parte della stampa, che tratta questa disciplina come uno sport agonistico. Nel Pro Wrestling americano, come è ben noto, questo non accade, in quanto è considerato più come mero intrattenimento, piuttosto che come una disciplina sportiva. Per il resto i due “cugini” sono simili, si nota infatti soltanto qualche sottile differenza a livello di regolamento, come il conteggio fuori dal ring (di 20 nel Puroresu e di 10 nel Pro Wrestling).
Oggi la
scena del Puroresu è occupata principalmente da tre grandi federazioni: la New
Japan Pro Wrestling (NJPW), la All Japan Pro Wrestling (AJPW) e la Pro Wrestling
NOAH. A fianco di queste si affacciano le cosiddette Indies, una serie di
federazioni più piccole che solitamente non hanno una copertura televisiva e in
cui vi è un roster composto da lottatori che non hanno un contratto fisso. Tra
codeste figurano la Zero One Max (precedentemente Zero One), la Big Japan Pro
Wrestling, la Dragon Gate (“erede” della Toryumon di Ultimo Dragon), la IWA
Japan, la Michinoku Pro, la Osaka Pro e la ormai defunta FMW. Quest’ultima è
stata la più importante, in quanto è arrivata a livelli di popolarità e fama mai
raggiunti fino a quel momento da una federazione indipendente. La caratteristica
principale di questa era la presenza di match hardcore veramente violenti,
arricchiti da elementi mai visti prima in uno show di wrestling, come esplosioni
di ring o l’utilizzo di animali pericolosi. Tra i più importanti esponenti della
FMW figurano senz’altro il mitico Hayabusa e Onita. Da segnalare, infine, la
nascita dell’Inoki Genome Federation appena pochi mesi or sono, ultima creatura
del mitico Inoki. Il titolo dei massimi ha lo stesso nome di quello ufficiale
della NJPW, anche se non è riconosciuto da quest’ultima (questo a causa dei
dissapori sorti in seguito alla vittoria di Brock Lesnar del titolo IWGP e alla
sua successiva “fuga con cintura”). Torniamo ora a parlare delle “Big Three”,
iniziando dalla NJPW, la federazione a mio avviso più rilevante dal punto di
vista storico e del prestigio.
NJPW
Avere grandi ambizioni, in un business complesso come quello del wrestling, non
basta per far sì che le proprie idee diventino realtà. Se poi gli obiettivi sono
ancora più alti e si mira a raggiungere il vertice di questa “piramide”, le
possibilità di successo sono ancora minori. Nella storia non sono poi molti
coloro che sono riusciti a “sfondare” in questo campo. Ebbene, Antonio Inoki fa
parte di quelle che persone che hanno avuto successo. Nel 1972 nasce la New
Japan Pro Wrestling, la federazione di wrestling giapponese ancora oggi più
conosciuta nel mondo. I suoi ring sono stati calcati dai più grandi
rappresentanti di questo sport, basti infatti pensare allo stesso Inoki, ad Hulk
Hogan, ai vari Tiger Mask, tanto per citarne alcuni. Gente proveniente da tutte
le parte del mondo, dalle migliori scuole, dalle migliori federazioni; dunque
non c’è da stupirsi che la NJPW sia particolarmente prestigiosa e abbia un
grande valore storico. La New Japan è stata capace di crescere generazioni e
generazioni di importanti lottatori, tra cui senza dubbio i cruiser, con
rappresentanti del calibro di Jushin Liger e i vari Tiger Mask. Il titolo più
importante è l’IWGP Heavyweight Title. Alle origini questo era, assieme a un
trofeo, il premio di un prestigioso torneo, l’International Wrestling Grand Prix
League, la cui prima edizione fu vinta da Hulk Hogan, nel 1983. Le altre cinture
della federazione sono l’IWGP Junior Title, l’IWGP Junior Tag Title e l’IWGP Tag
Title. Importante elemento caratterizzante della NJPW è il G1 Climax, un torneo
annuale che si svolge in due fasi ben distinte: una prima eliminatoria a gironi,
e una seconda a eliminazione diretta. Ad esso partecipano i più importanti
esponenti della federazione, più alcuni lottatori esterni. Nonostante ciò, oggi
la NJPW sta attraversando un periodo buio, sempre più sotto la pressione dalla
concorrenza esercitata dalla Pro Wrestling Noah e dalle MMA.
AJPW
Mentre Inoki creava la NJPW, un altro lottatore si dava da fare per costruire la
propria creatura. Grazie a Giant Baba, nel 1972, nasce la AJPW, una federazione
che fin dagli inizi ha come obiettivo principale la creazione di uno stile di
lotta basato su power moves e su colpi particolarmente “stiff”. L’apice della
federazione si raggiunge negli anni ’90, quando la scena è dominata da tre
grandi nomi del wrestling giapponese: Mitsuharu Misawa, Kenta Kobashi e Toshiaki
Kawada. Con la morte del povero Baba, avvenuta nel 1999, tutto viene compromesso
e sempre maggiori sono i dissensi esistenti tra i wrestler di questa
federazione. Nel 2000, Mitsuharu Misawa lascia la AJPW e fonda la Pro Wrestling
NOAH, portandosi appresso Kenta Kobashi e gran parte del roster. Unico di
importante a rimanere fu Toshiaki Kawada. Dopo questi avvenimenti, il compito di
riorganizzare la AJPW viene affidato a Keiji Mutoh. Negli anni successivi si
cercherà di “americanizzare” la federazione, senza però ottenere i risultati
desiderati in termini di visibilità e popolarità. Attualmente, gli elementi più
importanti nonchè i più validi del roster sono senz’altro Keiji Mutoh, Kensuke
Sasaki e Satoshi Kojima. Oggi la situazione della AJPW è leggermente migliorata
rispetto al recente passato, anche se la sua inferiorità rispetto a Pro
Wrestling NOAH e NJPW è sotto gli occhi di tutti. Meritevole di una citazione
anche il debuttante Nakajima (ultimo detentore del titolo Junior, ora vacante),
che non ancora ventenne, è già in grado di tener testa agli atleti più esperti.
Indubbiamente un’ottima carta per il futuro della federazione. Per poter tornare
ai livelli di una volta occorrerebbe, innanzitutto, ritornare al vecchio stile,
a ciò che i fan giapponesi sono abituati a vedere, ovvero lotta “stiff” e il
meno simile possibile a quella americana.
NOAH
La presenza di colpi molto “stiff”, la durata dei match che spesso e volentieri
supera abbondantemente la mezz’ora, il cosiddetto stile “Royal Road”: sono
questi gli elementi che rendono oggi la NOAH la federazione di wrestling più
vicina ai canoni di lotta giapponese e, di conseguenza, quella più seguita dai
nipponici. Nel 2000 Mitsuharu Misawa lascia la AJPW e fonda la Pro Wrestling
Noah. Con sé porta i maggiori nomi della federazione, tra i quali il più
importante è sicuramente Kenta Kobashi, forse il miglior wrestler attualmente in
attività. Da subito la NOAH mostra show di altissimo livello, guadagnandosi la
fiducia di gran parte dei fan di Puroresu: a coloro che vogliono avvicinarsi a
questa federazione consiglio di procurarsi Destiny (un importante evento
svoltosi il 4 luglio). Qui il numero di persone presenti al Tokyo Dome è stato
veramente elevato, si parla di 60.000 spettatori, circa il doppio di una normale
edizione di Wrestlemania. Durante questo show Kenta Kobashi e Kensuke Sasaki
hanno dato vita a un match epico e ricco di colpi di scena, vinto poi dal primo.
Basta questo incontro per capire cosa sia veramente la Pro Wrestling Noah. La
Noah oggi offre il miglior wrestling a livello mondiale, non ci sono altre
federazioni in grado di tenerle testa e, se continuerà a mostrare show così
spettacolari, credo che il suo successo sarà destinato ad aumentare
notevolmente.
IL PURORESU IN ITALIA
In Italia, negli ultimi anni, si è assistito a un vero e proprio processo di
massificazione del wrestling americano, soprattutto dovuto all’interesse che le
maggiori reti televisive gli hanno riserbato. Da fenomeno di nicchia qual era
fino a cinque-sei anni fa, il wrestling, nel giro di breve tempo, è diventato
una presenza fissa nelle case degli italiani. In suo nome si sono riempite
intere arene, moltissime testate giornalistiche, nel bene o nel male, ne hanno
ampiamente parlato. Addirittura intere trasmissioni gli sono state dedicate.
Questo per quanto riguarda il pro wrestling americano. Se analizziamo, invece,
la diffusione che ha avuto il puroresu in suolo italico, ci accorgiamo che
risulta essere piuttosto scarsa, del resto non sono poi molte le persone che ne
sono appassionate. L’apice del puroresu lo si ha avuto agli inizi degli ottanta,
quando veniva trasmessa la NJPW e Tony Fusaro rappresentava ciò che per i fan
della WWF era la figura di Dan Peterson. Ciononostante, non ci saremmo mai
sognati, nemmeno in quell’epoca, di assistere ad uno show live della NJPW in
Italia, almeno non prima del mese di giugno del 2004. Tre anni fa, infatti, la
federazione di Inoki è approdata qui da noi per due serate, una a Catania e
l’altra a Milano. Avendo avuto la fortuna di assistere alla show di Milano, non
ho alcuna esitazione nell’affermare che il wrestling visto da me quella sera sia
stata la migliore manifestazione di esso mai vista in Italia in un evento dal
vivo. Trovarsi nella stessa arena assieme a gente del calibro di Ultimo Dragon,
Jushin Liger, Hiroyoshi Tenzan, Masahiro Chono, Antonio Inoki e Tiger Mask posso
assicurare che un è qualcosa di entusiasmante e, allo stesso tempo, un qualcosa
di unico e magico.
Chissà se un giorno i nostri idoli giapponesi torneranno nuovamente a farci gridare e divertire qui da noi in Italia. Per ora, mi limito soltanto a ringraziare tutti questi lottatori che hanno contribuito a rendere quella serata magnifica, con l’augurio che questa esperienza possa ripetersi una seconda volta.
Alessandro "Canadian Destroyer" Pagani