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La Storia della WWF/E
Parlare di
Wrestling, per uno della mia età, è parlare di WWWF, di WWF, di WWE. Tre sigle,
un'unica e sola dinastia a gestirle: quella dei McMahon.
Il wrestling esisteva già, non nacque certo con la Federazione dei McMahon. La
storia di questo sport prima dell’avvento della WWWF comprendeva già nomi
altisonanti, fantasie che noi appassionati accostiamo a figure quasi eroiche
come Lou Thesz, Verne Gagne, Lou Albano, Fred Blassie, Gorgeuos George e, perché
no, Lillian Eleison, la sempiterna (e anche un po’ sconcia, adesso) Fabolous
Moolah. E Buddy Rogers, il primo vero Nature Boy ed il primo vero campione WWWF,
ma solo nel 1963. Intanto, negli anni successivi al secondo dopoguerra
(1945-1963), la NWA riusciva a rendere omogeneo sotto le sue insegne il panorama
del wrestling statunitense. Thesz, con le sue vittorie ed il suo carisma, era il
fattore principale che permetteva di aggregare le varie federazioni divenendo
vittoria dopo vittoria campione di ognuna e creando, in pratica, un titolo
unificato nella NWA frutto dei vari titoli nazionali da lui vinti.
Senza correre: 1963. la NWA è ancora egemone nel panorama del wrestling
statunitense. Eppure. Eppure Buddy Rogers. Nel 1963, Buddy Rogers diviene
campione della neonata WWWF, che si stacca dalla NWA divenendo una federazione a
sé stante. Fino ad allora ogni singola sigla (la Capitol Wrestling Federation di
Vince McMahon Senior) era sovrana nel singolo territorio sotto l’egida della NWA:
la WWWF aveva come territorio di riferimento il nord est degli Stati Uniti.
Vince Senior pone fine a questa visione e, nel diciottesimo compleanno del
figlio, fonda la sua autonoma federazione, la WWWF appunto. Non è un passo
irreversibile. Buddy Rogers è il primo campione, ma il suo regno dura poco: il
primo Nature Boy non può resistere all'incredibile potenza dell'Italian
Strongman, Bruno Sammartino, che con il suo poderoso Bear Hug fa sua la cintura.
Il regno di Sammartino, leggenda vivente negli USA, praticamente sconosciuto nel
suo paese, l'Italia, è di quelli da leggenda: per sette lunghi anni nessuno
riuscirà a incrinare le sue difese. Ci riuscirà infine, nel 1971, "The Russian
Bear" Ivan Koloff. Sempre nel 1971 la WWWF fa marcia indietro e rientra a far
parte del consorzio NWA, rinunciando almeno momentaneamente alle velleità di
espansione a livello nazionale o mondiale, pur mantenendo comunque una propria
autonomia. Tra alti e bassi, per dodici anni. L’albo d’oro della WWWF si colora
di nomi sempre più quotati: Bob Backlund, Superstar Billy Graham, il leggendario
Antonio Inoki, Iron Sheik. Poi la scissione finale, irreversibile. È il 1983,
sta nascendo una nuova era.
Ogni nuovo orizzonte nasce da un tramonto. Il tramonto della WWWF e la nascita
della WWF coincidono con la morte di Vince McMahon Senior e la nascita del nuovo
regno del nuovo Vince McMahon (Junior, l’attuale zio Vince). Vince acquista dal
padre ormai morente la Capitol Sport, società di riferimento della WWWF e la
trasforma nella Titan Sport, trasformando nel contempo la WWWF a WWF,
accorciando la sigla per imprimersi meglio nell’immaginario collettivo.
Contemporaneamente la neonata WWF è ormai definitivamente scissa dalla NWA
diventando federazione nazionale e, poco dopo, LA federazione di wrestling.
Manca un personaggio in grado di trainare il wrestling a livelli che Vince e
pochi altri hanno il coraggio di sperare. Serve gente conosciuta, che possa dare
visibilità alla WWF. Vengono invitate celebrità come Mister T, il cattivo di
Rocky III e soprattutto il P.E. dell'A-Team, la cantante Cyndi Lauper o il
luciferino rocker Alice Cooper. Vengono ideate vetrine luccicanti come
Wrestlemania, per avere scenari epici e di grande visibilità. Soprattutto, serve
un personaggio che sia in grado di fare da guida nel ring e nelle folle. È un
ragazzo biondo che ha già esperienze sia di wrestling sia di show, proprio nel
senso che Vince ha in mente per portare la WWF verso orizzonti sempre più
mondiali e redditizi. Nasce il mito di Hulk Hogan.
L’icona, la leggenda, lo show fatto baffo, Hogan tiene a battesimo la festa del
wrestling, Wrestlemania, nel main event assieme a Mister T. Inaugura la sana
abitudine di proporre sfide memorabili monopolizzando il main event dello show
più importante nel ruolo di campione e in mille altri modi che solo Hogan si
sarebbe potuto permettere. Schianta colossi imbattibili in sfide leggendarie
fatte di psicologia, sofferenza e slancio (King Kong Bundy, Andrè The Giant),
aiuta Randy Savage a vincere il suo primo titolo mondiale ad Atlantic City per
poi batterlo l’anno successivo, perde da Ultimate Warrior, colui il quale si
credeva fosse il suo erede, in Wrestlemania VI. Batte Sgt Slaughter in piena
guerra del golfo ed innaffia di trionfo la sua vendetta su Sid Justice,
colpevole della eliminazione dell’Hulkster nella più bella battaglia reale mai
vista, nel 1992 (vincitore: Ric Flair, ultimi tre contendenti: Sid Justice, Hulk
Hogan, Macho Man. Ho detto tutto). In Wrestlemania IX, infine, vendica Bret Hart
andando a sconfiggere, in un match improvvisato, Yokozuna conquistando, una
volta ancora, la cintura di campione. Leggendo la storia di Hogan si legge la
storia della WWF di quegli anni. La stella è lui. Accanto a lui ci sono Andrè
The Giant, Macho Man, Ultimate Warrior ed un debuttante. Andrè The Giant è il
colosso, il primo grande sfidante, ancor più di King Kong Bundy. Hogan,
sollevandolo a Wrestlemania III, compie quasi un miracolo. Andrè sembra
imbattibile, ma la forza di Hogan, la spinta incessante dei tifosi dell’Hulkamania
formano una cooperativa che sbatte al tappeto il gigante di origine francese.
Macho Man è l’amico. Compagno anche di coppia, nei MegaPowers. Ma essere amico
di Hogan significa trovare spesso ombra, chiedersi ogni poco se sia giusto
lasciare luci ad altri, covare gelosia, credere che il proprio mondo, la propria
manager Miss Elizabeth, possa tradire per l’altro più luminoso. Ed allora nasce
la rivalità. Aspra. Forse infinita. Ancora oggi Macho Man si sente sminuito
dall’ex amico Hogan, ancora vive, ci scommetto, serbando il rimpianto di ciò che
avrebbe potuto fare se non ci fosse stato Hogan. Ultimate Warrior: l’erede.
Disconosciuto. Due persone, Hulk e Warrior, con un carisma incredibile. Due tizi
da ego grossi come città metropolitane. Il match di Wrestlemania VI fu qualcosa
di mai visto: un’arena divisa a metà e due atleti a trasmettere uno spettacolo
fatto di wrestling e sentimenti che sembrava uscire dal televisore. Due atleti
che quella sera del 1990 sembrarono vincenti entrambi. Due persone a portare nel
ring ed a farle combattere con loro tutte le persone presenti a quel match. Ed
un dopo match da pelle d’oca, con un abbraccio che sembrava un passaggio di
consegne. Il debuttante: Undertaker. Viene alla luce alle Survivor Series da una
geniale intuizione di Ted DiBiase nel novembre 1990. Combatte e seppellisce
avversari. Usa bare, sacchi della spazzatura, urne, marce funebri. Tempo un anno
e diventa campione del mondo, sempre alle Survivor Series, battendo Hogan. Che
lo sconfigge nel rematch. Negli anni si capirà che Hulk non avrà mai eredi
diretti. Resterà unico. Come unico resterà Vince Junior, che lavora nell’ombra e
fornisce le giuste platee all’eroe biondo. Hogan e McMahon: due assi senza
repliche.
Una copertina (con Hogan) così pesante rischia di offuscare nomi di leggende
vere che nel corso di quegli anni si sfidavano in battaglie rare e perciò
indimenticabili. I nomi di questi personaggi sono impressi nelle menti di chi li
ha visti lottare. Faccio un piccolo elenco per riparare e li rivedo uno per uno:
"Million Dollar Man" Ted DiBiase, il ricchissimo wrestler che infila una
banconota nella bocca dell’avversario sconfitto, "Hacksaw" Jim Duggan che arriva
con una spranga di legno nel ring tra i cori “U.S.A., U.S.A.!” del pubblico
festante, Koko B. Ware muove le braccia al ritmo delle ali del suo pappagallo,
Tito Santana combatte con la sua tecnica lineare, Greg "The Hammer" Valentine
indossa regale le sue vestaglie, Hercules Hernandez porta una spessa catena al
collo, Honky Tonk Man rincorre ogni sera il mito di Elvis Prestley, Earthquake,
il terremoto canadese, Brutus “The Barber” Beefcake e le sue acconciature
improvvisate scolpite tagliando i capelli degli avversari sconfitti, Texas
Tornado che sguaina il suo pugno d’acciaio, "Superfly" Jimmy Snuka vola
maestoso, Rowdy Roddy Piper indossa il caratteristico gonnellino scozzese, Big
Boss Man, manganello alla mano e divisa da poliziotto, "Ravishing" Rick Rude
bacia le donne a bordo ring, Ric Martel ed il suo profumo, Bad News Brown è
sempre scontroso come un orso da ring. Oltre ai singoli, la categoria coppie
aveva assi come Hart Foundation (Jim “The Anvil” Neidhart e Bret “The Hitman”
Hart), British Bulldogs (Dynamite Kid e Davey Boy Smith), Demolition (Ax e
Smash), Bushwackers (Luke e Butch), Powers of Pain (Warlord e Barbarian). Le
stelle asfaltavano per mesi dei jobber, atleti di poco valore o ancora acerbi,
per poi incrociare le armi superstar contro superstar in match sognati per mesi.
Inutile dire che quegli incontri, tanto rari quanto sospirati, non corrono il
rischio di essere dimenticati.
Una menzione la merita un titolo secondario, ma che all’epoca seppe fornire gli
incontri stilisticamente più belli e portò alla luce giovani che segneranno la
storia successiva come Bret Hart, British Bulldog e Shawn Michaels, dando allo
stesso tempo ad altri grandi nomi già visti (Macho Man e Ultimate Warrior) la
forza per spiccare il volo: il titolo di campione Intercontinentale. Match come
quelli combattuti tra Ricky "The Dragon" Steamboat e Macho Man o quello,
fantasmagorico, tra Mister Perfect e Bret Hart di Summerslam 1991, sono pezzi di
storia scritti con un anticipo di 10 anni.
Alla decima Wrestlemania, spartiacque tra due ere di wrestling, si presenta un
nuovo astro nascente che, pur perdendo il proprio match contro Razor Ramon, si
lancia a grandi falcate verso il proprio radioso futuro. Due uomini e una scala
per raggiungere una cintura appesa a centro ring. Razor Ramon e HBK Shawn
Michaels. Poi Bret ed Owen Hart che si sfidano con la rabbia atavica e la classe
immensa di due fratelli.
L'epica sfida col fratello minore sarà solo l'antipasto nella serata di Bret. La
sfida più grande, in tutti i sensi, arriverà solo un paio d'ore più tardi, sotto
le sembianze del mastodontico Yokozuna. Sottometterlo per tornare Campione WWF,
per riuscire dove in precedenza nella stessa serata aveva fallito Lex Luger, un
embrione di nuovo eroe americano, una carriera mai esplosa non a causa dei
nemici sul ring ma di quelli dentro di sè. Bret Hart, Shawn Michaels, Owen Hart,
Lex Luger, Tatanka, Razor Ramon, Diesel: la cosiddetta "new generation". I nuovi
eroi chiamati alla mission impossible di far dimenticare i loro predecessori che
in massa, Hulk Hogan in testa, stanno abbandonando Stamford. Destinazione
Atlanta, Georgia, la WCW e soprattutto i milioni di dollari del magnate Ted
Turner, che per diventare il padrone del business non bada a spese. I nuovi eroi
si caricano sulle spalle il pesante fardello di portare avanti la federazione
numero uno, e si impegnano a fondo giocando le loro carte. Non possono (ancora)
competere col carisma, in alcuni casi neanche col fisico, ed allora usano lo
stile di lotta come arma vincente, uno stile nuovo più dinamico e spettacolare.
L'arrivo di Sean Waltman, all'epoca "1-2-3 Kid", segna il primo cruiser ad alti
livelli in WWF. Certo, la lotta per il titolo assoluto rimane una cosa per chi è
"big" anche nel fisico, ma questo non è necessariamente una buona cosa. Con
un'interminabile regno che ha ammorbato i fan per oltre un anno, "Big Daddy Cool"
Diesel ha trascinato la federazione in periodo nero. Wrestlemania XI, il punto
più basso del Grandaddy of them all, con poco o nulla da ricordare. Giusto che
King Kong Bundy si aggiunge alle vittime del becchino, e come sappiamo non sarà
certo l'ultimo. Del Main Event, disputato da un giocatore di football ed un
wrestler - Bam Bam Bigelow - che Main Eventer mai era stato e mai più sarà,
meglio non dire nulla.
Nei mesi successivi qualcosa si muove. Due ragazzi di belle speranze arrivano in WWF. La WCW non ha creduto in loro e li ha fatti partire a cuor leggero. Forse nemmeno i due diretti interessati pensavano che la valutazione WCW si sarebbe dimostrata così clamorosamente errata. I due ragazzi in questione infatti sarebbero diventati nientemeno che Triple H e "Stone Cold" Steve Austin. Per due future stelle che arrivano ci sono però due stelle del presente che partono: Diesel e Razor Ramon salpano anche loro in direzione di Atlanta, dove insieme a quella vecchia volpe di Hogan rivoluzionano per sempre il mondo del wrestling. Il New World Order sembra poter spazzare via una volta per tutte la gloriosa WWF, la quale si aggrappa alle poche stelle rimaste nel suo firmamento. Due di queste danno vita ad uno degli incontri più incredibili della storia. A Wrestlemania 12, un'ora di lotta serrata e senza pausa non è sufficiente a decretare chi sia il migliore tra Bret Hart e Shawn Michaels. Zero a zero, tempi supplementari come in una finale di Coppa del Mondo di calcio. Non saranno necessari i calci di rigore, con uno dei suoi Superkick il Ragazzo Spezzacuori riesce finalmente a raggiungere il suo sogno: il suo primo WWF Title. Nella stessa serata, i piccoli Guerrieri avevano assistito al ritorno del loro eroe, speranzosi che quella roboante vittoria fosse un nuovo inizio. I piccoli Guerrieri rimarranno amaramente delusi perchè di li a poco Ultimate Warrior li abbandonerà nuovamente, sconfitto non da un avversario sul ring, ma dal suo orgoglio e dalla sua pazzia. Ma la WWF è una grande porta girevole, per ogni personaggio che esce altri ne entrano. E' il turno di altri due nomi destinati a scrivere pagine importanti: dapprima Mick Foley, nei panni nel pazzo Mankind, che darà vita ad una violenta ed interminabile rivalità con Undertaker. Nell'autunno del 1996 arriva poi un ragazzino con la faccia pulita, figlio e nipote d'arte. Il suo nome è Rocky Maivia. La federazione vorrebbe imporlo come un eroe positivo, il pubblico la ripaga cantando "Die Rocky die". I tempi sono cambiati, il terreno è pronto per l'arrivo della cosiddetta Era Attitude. Basta con le gimmick, via i bravi ragazzi. Tutti bastardi e cattivi il giusto, come nella vita vera. Il pubblico vuol decidere in autonomia chi supportare, e l'astro nascente è quello di Stone Cold, che nel 1997 vince la sua prima Royal Rumble. Stone Cold è rozzo, sopra le righe, insofferente verso regole e convenzioni. E' quanto di più lontano ci sia dallo stereotipo del beniamino face dell'era gimmick, ed il pubblico lo adora proprio per questo. Nonostante la sconfitta subita, Wrestlemania XIII lo consacrerà stella di prima grandezza. Stone Cold, inondato del suo stesso sangue, che sviene nella micidiale presa di Bret Hart ma non cede: ecco il nuovo eroe. Austin rischia però di vedere svanire il suo sogno a Summerslam per mano dell'altro Hart. Una manovra errata, può capitare anche ad un maestro della tecnica come Owen, ed il collo di Austin si spezza. Un infortunio terribile, che potrebbe anche mettere la parola fine sulla carriera di Stone Cold. Ancora una volta il suo grande cuore farà la differenza, e pochi mesi dopo Austin sarà di nuovo nel ring, assetato di birra e di successi.
L'autunno
del 1997 è bollente come non mai in WWF. Dall'inferno nella cella tra Undertaker
ed HBK, a sorpresa esce un nuovo protagonista: è Kane, il fratello sfigurato,
mascherato, reietto e soprattutto psicopatico del becchino. Survivor Series poi,
passerà alla storia come la notte più controversa nella storia del pro wrestling.
La notte dello screw job, la notte dei tradimenti, dei sotterfugi, delle
amicizie rotte, delle promesse rinnegate. La notte in cui nasce un nuovo
terribile heel, diverso da tutti gli heel che lo hanno preceduto: Vince McMahon.
Il padrone della WWE coglie la palla al balzo e trasforma un episodio che
avrebbe potuto sotterrarlo nel trampolino di lancio per vincere una volta per
tutte la guerra con la WCW. Nel 1998 la WWF vola. Stone Cold vuole recuperare il
tempo perduto. Rivince la Rumble e con essa una Title Shot nel Main Event di
Wrestlemania. Il Campione Shawn Michaels non può opporsi alla sete di vittoria
del Rattlesnake. Un poderoso cazzottone dell'arbitro speciale e presunto alleato
Mike Tyson cala il sipario per quattro lunghi anni sulla carriera dell'Heart
Break Kid. La sua schiena è a pezzi, il ritiro inevitabile. Triple H è ormai
maturo e raccoglie il suo testimone. La guida della Degeneration-X passa a lui:
con al suo fianco l'inquietante Chyna comanderà la stable dei ribelli. L'altro
attesissimo scontro della serata, la battaglia fratricida tra Undertaker e Kane,
è vinta dal becchino che stronca l'odio nei suoi confronti con tre violentissime
Tombstone. Pochi mesi più tardi Taker scrive un'altra pagina della sua leggenda.
King of the Ring, Hell in a Cell contro Mankind. Il match più duro contro
l'avversario più ostico. Il becchino lo scaglia per ben due volte giù dalla
sommità della struttura, prima di finirlo tra l'incredulità dell'arena. Nel
frattempo l'incredibile lotta tra Vince McMahon e Stone Cold aveva monopolizzato
l'attenzione dei fans. Uno scontro senza risparmio di scorrettezze ed energie
tra il padrone della federazione ed il suo campione ribelle, che si protrarrà
per due anni ed infrangerà tutti i record di ascolto. A dare manforte a Vince,
di volta in volta, Undertaker, The Rock, Triple H, persino il figlio Shane.
Addirittura Vince non esita a scendere sul ring in prima persona, tutto per
schiacciare quel campione così odiato, in quanto ritenuto non meritevole di
rappresentare la grande tradizione WWF. Due anni di lotte, sangue, sudore e
lacrime per arrivare all'epilogo più inaspettato e scioccante (per una analisi
più dettagliata della faida vi invitiamo a leggere i primi 5 numeri del "Time
Machine", rubrica curata dal nostro Emanuele "Wrestlemania X-Seven" D'Aniello).
A Wrestlemania X-7 il boss ed il ribelle si alleano, dando vita ad un perfido
sodalizio. Il primo a farne le spese è The Rock, sconfitto e percosso dal
diabolico duo. Tutto però è destinato a cambiare nuovamente: l'Invasion è alle
porte. Nel 2001 la Monday Night War è ormai finita, e Vince non ha fatto
prigionieri. Al contrario, ha acquistato la WCW e la ECW, diventando l'assoluto
padrone del pro wrestling USA. Capitanati da Shane e Stephanie McMahon, gli
atleti delle federazioni assorbite irrompono negli show WWE, decisi a far valere
la loro legge. Austin si schiera con loro. Successivamente anche Kurt Angle,
l'eroe olimpico, tradisce la sua bandiera ed entra nell'Alliance. Fiero
rappresentante della WWF, il People's Champ The Rock, oltre ad un Undertaker che
da circa un anno è sceso dal carro funebre per salire su una rombante Harley
Davidson. Dopo mesi di lotta, un drammatico Elimination Match a Survivor Series
decreta la vittoria della WWF sugli invasori, grazie a The Rock ed al "ritorno
all'ovile" di Angle. Un mese dopo Chris Jericho stupisce il mondo, battendo The
Rock e Stone Cold nella stessa sera, conquistando le cinture WWF e WCW ed un
posto nella storia come primo Undisputed Champion. Il 2002 è un altro anno
cruciale nella storia della federazione di Stamford, incredibilmente ricco di
nuovi arrivi, di ritorni, di partenze e di addii. Torna in WWF dopo dieci lunghi
anni il Nature Boy Ric Flair, in lotta con McMahon per la proprietà della
federazione. Torna sul ring Triple H, affamato di vittorie dopo un lungo
infortunio che l'ha costretto a rimanere ai margini. Arriva per la prima volta
il New World Order, e con esso tornano coloro i quali non ti saresti più
aspettato di vedere: Hulk Hogan, Kevin Nash e Scott Hall. E inizialmente sotto
la bandiera dell'NWO torna anche Shawn Michaels, che stupirà il mondo tornando a
lottare a tempo pieno, come se gli infortuni del passato fossero stati solo un
brutto sogno. Esordisce in WWF anche un ragazzone del Minnesota che fin da
subito non lascia dubbi su quali siano le sue intenzioni. Il suo nome è Brock
Lesnar. La sfida per cui il 2002 sarà ricordato è lo scontro tra Hulk Hogan e
The Rock: i simboli delle due epoche d'oro si affrontano sul ring. Rock si
aggiudica l'incontro, ma il pubblico è tutto per Hogan, oggetto di
un'interminabile ovazione e turnato face seduta stante a furor di popolo.
L'addio più inaspettato infine, non è quello di un lottatore bensì quello di un
nome che era più di un simbolo: dopo una lunga battaglia legale con l'omonimo
ente naturalistico la WWF è costretta a voltare pagina ed a diventare WWE. E la
"nuova" WWE porta con sè la draft lottery, e la cosiddetta brand extension: la
federazione è divisa in due roster indipendenti, Raw e Smackdown (per maggiori
informazioni sulla divisione in due roster della WWE, vi invitiamo a visitare
QUESTO link).
Due Federazioni moltiplicano serate, incontri, ma emozioni no, quelle è
difficile sottoporle ad operazioni matematiche. Per quelle ci vogliono i
wrestler leggendari e le sensazioni tremende che nascono dallo scontro tra i
grandi atleti. Nell’Olimpo entra il ragazzo del Minnesota a cui si accennava
prima: Brock Lesnar. Fisico da British Bulldog del nuovo millennio, passato
luminoso di wrestler universitario, a venticinque anni Brock diviene il più
giovane campione del mondo della storia della WWE battendo a Summerslam The
Rock, mica pizza e fichi. Nella stessa sede Shawn Michaels batte Triple H e
corona il suo ritorno sulle scene nella maniera più gloriosa. Eppure. Eppure
Triple H può perdere una battaglia, è vero, ma la guerra è solito vincerla di
goleada e gli bastano pochi giorni per avere nelle sue mani la cintura di
campione del mondo dei pesi massimi. Campione lui a Raw e campione Lesnar a
Smackdown!: le cinture diventano due, una per roster, e due i campioni. Il
parterre di pretendenti è comunque affollato e Undertaker nello show blu sfiora
la cintura, alloro che a Raw Michaels scippa a Triple H per poi riconsegnarlo a
quello che inizia a diventare ormai il legittimo proprietario del titolo di
campione. I protagonisti combattono a ritmi frenetici ed irrompe in WWE la furia
incontenibile di Goldberg, pluricampione capace di prove di forza oltre la
ragione. Il signor Bill Goldberg, lucido passato nella NFL, infiamma l’estate
del 2003, quando solo il martello di HHH tiene testa all’adrenalina dell’ex
giocatore di football; la difesa di The Game, tuttavia, non può durare per
sempre e Goldberg raggiunge il suo obiettivo, divenendo campione. Quanto a
Smackdown! Taker combatte ma, dopo un agguato del fratellastro Kane, sparisce.
Un terzetto porta avanti lo spettacolo toccando alte vette di poesia nel ring:
Angle, Big Show e Lesnar danno vita a prove da ricordare (memorabile l’iron man
match tra l’eroe olimpico e The Next Big Thing). Poi. È difficile da spiegare
quello che succede nel 2004.
Nei primi
mesi dell’anno Undertaker non c’è, Lesnar decide di darsi al football, Goldberg
a qualcos’altro che non riguardi la WWE. The Rock, attore ormai affermato,
Austin e Foley sono sempre (anche adesso) parte della Federazione di McMahon ma
fanno soltanto, per motivi diversi, un saluto ogni tanto. È necessario che tutto
inizi, di nuovo. Wrestlemania XX è ormai alle porte. All’inizio del 2004
crescono i giovani ma più ancora i veterani di mille battaglie, che compiono il
definitivo salto di qualità. Due ragazzi che hanno girato il mondo vincono in
pochi mesi tutto quello che c’è da vincere e diventano, come fosse un moto
rivoluzionario, i re del ring figli del proletariato. A Wrestlemania XX alzano
al cielo le loro cinture di campioni Chris Benoit ed Eddie Guerrero. Chris vince
prima la Rumble e poi schianta Michaels e HHH; Eddie vince a No Way Out da
Lesnar la cintura di campione e la difende contro Angle sul palcoscenico di
Wrestlemania XX. Sempre durante quell’evento torna Undertaker, nella versione da
becchino. Entra tra lugubri rintocchi di campana accompagnato dal manager
storico, Paul Bearer. Mostra gli occhi bianchi, caccia fuori la lingua e… batte
il solito malcapitato Kane, incrociando le mani del fratello in segno di morte.
Come recitava lo slogan di quell’edizione del Grandaddy of Them All: tutto
inizia, ancora ("where it all begins, again"). Gli applausi sono tutti per lui
mentre l’incontro tra Goldberg e Lesnar, potenzialmente un dream match, scivola
via tra fischi e diti medi, col pubblico che si schiera a fianco dell’arbitro
Stone Cold Steve Austin che, nell’unico momento di giubilo, stende entrambi i
“traditori” del wrestling (così il pubblico li recepisce) con un paio di stunner
ben assestate. Valla a spiegare la WWE. Tutto inizia, ancora, ma la rinascita
sonnecchia un po’. Sia Benoit che Guerrero rendono le cinture tanto sospirate a
due bei personaggini, JBL e Randy Orton. JBL, Ted DiBiase dei tempi moderni,
Randy Orton, campione di terza generazione (il babbo, stella WWF, era "Cowboy"
Bob Orton) con una faccia degna di uno che ti ruba la ragazza e ti prende anche
in giro. JBL tira fuori un regno da campione semplicemente infinito, Randy
diventa il campione più giovane della storia. Non solo. L’Evolution, che lo ha
fatto crescere sotto le alucce protettive di Triple H e Flair, si stufa di quel
ragazzetto che non ha rispettato le gerarchie passando avanti ai senatori per
arrivare al titolo più ambito. HHH, si sa, quando si arrabbia non ci va di fino
col suo martellone ed inizia la persecuzione verso il suo giovane delfino,
caccia che si conclude ad Unforgiven col buon The Game ancora sul tetto del
mondo. Non si ferma, HHH: a Taboo Tuesday, il primo PPV interattivo, il pubblico
può scegliere chi mandargli contro. Il pubblico non ha dubbi: vuole il suo
attore principale, la sua primadonna. Shawn Michaels gasa tutti e non si nega.
Pochi giorni prima dell’incontro, però, il favorito del pubblico si infortuna ad
un ginocchio. Non è in grado di combattere, ma il pubblico continua a votarlo.
Michaels può lasciare il posto a Benoit o Edge, ma vuole la ribalta e combatte
un match eroico che però, zoppo, perde. Edge non ci sta e se la prende con tutto
e tutti. Vuole la sua ribalta, si sente vittima di un torto. Si prenderà la sua
rivincita, dice. Il tempo gli darà ragione.
Edge: stavo dimenticando qualcosa? Ah, si, una storia d’amore, di corna (che con
l’amore, si sa, spesso c’entrano qualcosa), bambini persi e spose fedifraghe.
Kane, Matt Hardy, Snitsky, Lita, metteteli in ordine voi, se volete. Una storia
tra Beautiful e La vita in diretta. Kane sposa l’amata di Matt Hardy, Lita, e la
mette pure incinta col suo Big Pink Monster (vabbeh, passatemela, questa!). il
figlio di Lita, tuttavia, non nascerà mai poiché Snitsky, inavvertitamente,
provoca alla rossa dello show rosso la perdita del bambino. Kane si altera e
s’avventa sull’uomo dal folto pizzetto ma si altera ancor di più quando Lita,
malandrina, si accoppia con Edge. Se non che. Matt Hardy, fidanzato cornificato
della solita rossa, ormai solo e col cuore a pezzi dopo la fine della love story
con la fatale Lita, torna a furor di popolo ed è pronto a battagliare per la sua
bella che l’ha tradito contro l’ex amico Edge. A Summerslam 2005 Matt Hardy ne
prende quante non si può descrivere ma ad Unforgiven ottiene una rivincita. Ma
ormai Lita è persa ed Edge se la gode. In tutti i sensi.
Battaglie d’amore e di onore. Ma anche, come sempre, per la cintura di campione.
L’inizio del 2005 passa alla storia per la morte dall’Evolution, ormai ridotta,
dopo la fuoriuscita di Orton (che nel frattempo trova il modo di andare a
cercarsi rischi tremendi sfidando l’Undertaker), a tre persone: HHH, Flair e
Batista. Quest’ultimo, l’Animale, inizia a puntare il titolo del mondo e, si sa,
Triple H certe cose non le può proprio sopportare. Batista ci mette parecchio a
capire che solo attraverso una ribellione potrebbe arrivare al titolo e,
passando indenne dagli sgambetti che il suo capobanda cerca di propinargli a New
Years’s Revolution ed alla Royal Rumble di inizio 2005, diventa campione a
Wrestlemania ruggendo in faccia al suo ex boss. Non è il solo, Batista, ad
arrivare ad essere campione assoluto per la prima volta a Wrestlemania XXI: Cena
batte JBL e diventa re di Smackdown!. Tempo un paio di mesi, ed un paio di
difese dagli avversari a cui avevano sottratto i titoli, e Cena e Batista si
scambiano i regni: l’Animale arriva a Smackdown!, Cena approda nello show rosso,
accolto da un Bischoff che prima tenta di farselo amico, poi, non riuscendoci,
inizia ad osteggiarlo. In tema di match da ricordare, però, il campione del
periodo è Shawn Michaels. Prima, a Wrestlemania XXI, mette in scena con Angle
uno degli incontri tecnicamente più belli degli ultimi anni, poi, col rientrante
Hulk Hogan, si produce in una faida entusiasmante culminata in un’atmosfera
elettrica che a Summerslam riempie di emozioni un incontro di difficile lettura,
destinato a dividere il mondo del wrestling. Il match, come al solito quando il
ragazzo che spezza i cuori si imbarca in certe imprese, lascerà dietro di sé
polemiche e veleni per mesi e mesi. Michaels ed Hogan regnano nell’estate del
2005 e Ric Flair, con Hogan il grande vecchio del wrestling, non è da meno.
Prende il testimone dall’Hulkster ed imbastisce con l’altro reduce dell’Evolution,
capitan Triple H, l’estrema faida nata dallo scioglimento della stable e, pur
perdendo, tira fuori match incredibili che, come quelli successivi contro Edge,
lasciano a bocca aperta. Voli, ferite, urla, psicologia, azione. Piccola nota:
il signor Flair è nato nel 1949. va per i sessant’anni. Lui non ci pensa e,
tanto che c’è, vince ad Unforgiven il suo primo titolo Intercontinentale. Cosa
dire se non… Wooooooooo! Per tanti campioni che rimangono e vanno e vengono
seguendo sogni ed infortuni, uno prende d’un tratto la sua strada per il
Paradiso e saluta tutti col suo sorriso furbo e dolce. Eddie Guerrero è
stroncato da un infarto. Il suo cuore, segnato dagli abusi del passato, lo ha
lasciato dopo avergli permesso di essere un esempio per chi, in mezzo alle
difficoltà, deve vedere la luce alla fine del tunnel. Eddie ci lascia e la WWE
lo commemora in uno show struggentemente indimenticabile e, più tardi, con
decisioni tuttavia spesso difficili da condividere.
Il wrestling mangia nuovi carneadi a ritmi impressionanti e per molti che
debuttano e finiscono presto nel dimenticatoio, gente non valorizzata come
avrebbe meritato, atleti che iniziano serie nere troppo presto e finiscono ad
elemosinare senza successo incontri interlocutori negli house show, altri
iniziano ad imporsi in maniera convincente. La WWE sembra preparare poco gli
esordi della maggior parte dei nuovi arrivi, eppure le eccezioni esistono: gli
MNM debuttano assieme alla loro manager Melina e diventano subito campioni di
coppia, Carlito si costruisce in breve tempo una fama da figo; eppure anche
arrivi in punta di piedi possono fare rumore: debutta un wrestler biondo che
urla a squarciagola il suo nome: si chiama Ken Kennedy… Kennedy; debutta un
wrestler di colore con un fisico scolpito nella roccia: si chiama Bobby Lashley.
Stanno crescendo: vedremo se il tempo sarà d’accordo con me nel farli figurare
in questo capitolo dedicato alla storia della WWE. Dalla storia si sta sfumando
all’attualità e questi tempi vedono in copertina un uomo con la maschera.
Rey Mysterio, il genio dei bambini e l’idolo di una giovane generazione, arriva
a vincere la Royal Rumble avendo la meglio su personaggi del calibro di Triple H
ed Orton. Lo stesso Orton ed Angle vengono poi beffati a Wrestlemania XXII dal
folletto di San Diego che si mette attorno alla vita il titolo più grande
(qualcuno pensa anche più grande di lui), la cintura di campione del mondo dei
pesi massimi. Rey viene spesso criticato perché ogni sera porta nel ring un
fisico minuto che sembra sfigurare al cospetto di uomini che potrebbero essere
la sua custodia. Rey fa spallucce e si lancia nei suoi proverbiali voli, capace
di rovesciare pronostici e regole gravitazionali. Intanto, a Raw, Cena fa il…
Triple H, instaurando una specie di dittatura sulla cintura di campione basata
sulla serie di manovre finali che assesta in maniera liturgicamente immutabile
sui malcapitati avversari. Rumble e Wrestlemania sono anche il palco di un feud
che infiamma Raw e che vede protagoniste due che di wrestling ne sanno
parecchio. Si chiamano Trish e Mickie e, oltre ad essere due belle figliole
(condizione che pare indispensabile affinché Vince McMahon permetta alle ragazze
di salire nel ring), sanno fare wrestling meglio di molti uomini. L’atmosfera
del loro match di Wrestlemania XXII, assieme allo spettacolo offerto in quella
cornice dall’incontro tra Edge e Foley, barbaramente violento, vale da solo il
prezzo del biglietto.
Siamo alla cronaca, ormai, e la cronaca odierna parla spesso di una Federazione
che sembrava defunta ed i tifosi sentivano viva, mentre adesso, resuscitata,
molti la danno per morta: la ECW (Extreme Championship Wrestling). ECW, storica
federazione madre di talenti, ripropone le sue gesta per una serata revival
organizzata da Vince McMahon a giugno del 2005, One Night Stand. L’evento è
spettacolare (se devo scegliere un incontro cito ad occhi chiusi Mike Awesome
contro Masato Tanaka) ed il pubblico guarda lo show quasi con le lacrime agli
occhi. Vince ci pensa, fiuta il guadagno e riporta in vita la storica sigla,
dotandola alla guida del genio creativo del suo antico condottiero, Paul Heyman
e chiamando per l’occasione a raccolta una truppa di nomi storici e qualche
giovane di belle speranze. La ECW rinasce, anche se i primi vagiti emettono un
suono stonato alle orecchie dei fan più puri della vecchia federazione Extreme.
Rob Van Dam, l’uomo di punta del brand di Heyman, vince la cintura di campione
della risorta ECW e quella di campione WWE in un colpo solo ma incappa poi in
due brutte sconfitte nell’estate del 2006 e perde in un paio di giorni entrambe
le cinture. La WWE, prima divisa in due roster indipendenti, Raw e Smackdown,
ora è frazionata in tre grandi spettacoli, con la ECW a fare da terzo incomodo
ai due brand fratelli maggiori. La storia è ormai cronaca e giorno dopo giorno
la WWE scrive le sue pagine, avvincenti, indimenticabili.
Federico "BisbyKing" Basigli & Riccardo "Ric777" Frea